Vivere all'ombra di un genio la storia di Pietro Alighieri, il figlio pragmatico di Dante che trasformò in ricchezza il dissesto finanziario del padre e difese la Commedia. A Gargagnago, in Valpolicella, c'è un cortile che guarda i vigneti.Il percorso Una porta azzurro Provenza, bella e vissuta, un muro di mattoni. I glicini, le edere. E la sensazione di un tempo remoto, di un Medioevo che da questi parti non sembra ancora finito. Tempo di signorie e dinastie. Ed è sempre la terra a collegare le storie, i punti della geografia. In questo caso grazie al vino. Qui, nella tenuta Serego Alighieri, nel 1353 si è fermata la storia di Dante ma soprattutto di Pietro. Una storia destinata a finire a Treviso, dove il figlio del poeta morirà e dove c'è ancora il suo monumento funebre. Crescere con un padre famoso è difficile. Crescere con un padre esiliato, condannato al rogo e impegnato a scrivere il libro più importante della storia occidentale è un incubo.

Condannato Questa è la sfida di Pietro Alighieri: si dimostrerà il cervello economico della famiglia e saprà difendere il valore dell'opera del padre rendendolo meno "oscuro" anche ai suoi contemporanei. Pietro Alighieri nasce a Firenze nel 1300. A 14 anni viene condannato a morte a Firenze solo perché è il figlio di Dante: è costretto all'esilio con il padre e il fratello Jacopo al compimento della maggiore età. Vive prima a Verona, dove il genitore era protetto dal signore della città, Cangrande I della Scala, e poi a Ravenna, città dove Dante trovò protezione nel signore della città Guido Novello da Polenta. Nel 1321 Dante torna a Ravenna stremato da una missione diplomatica a Venezia. Ha la febbre altissima. Pietro, insieme al fratello Jacopo e alla sorella Antonia (che a Ravenna si era fatta suora), assiste alla fine del padre. Guido Novello da Polenta organizza un funerale solenne nella Chiesa di San Pier Maggiore. I figli sanno che il loro futuro è appeso a un filo. E un anno dopo, con la caduta di Guido Novello, Pietro capisce che Ravenna non è più sicura e che deve andarsene. Rientra a Firenze, dove trova una situazione economica dissestata. Sceglie di spostarsi a Bologna dove, finanziato da Cangrande della Scala, diventa dottore in diritto. Non avendo usufruito dell'amnistia per coloro che si erano macchiati di reati politici (al contrario del fratello Jacopo), Pietro decide, nel 1331, di non tornare più a Firenze e di stabilirsi definitivamente a Verona, dove sarà impiegato prima come delegato del Podestà di Verona poi come giudice.A Verona Verona era la roccaforte degli Scaligeri, la potente famiglia ghibellina che aveva già ospitato Dante durante i primi anni del suo esilio. Il signore della città era il celebre Cangrande della Scala, l'eroe militare a cui Dante aveva dedicato l'intero Paradiso. Si sporca le mani nei tribunali scaligeri, amministra la giustizia, firma sentenze e gestisce i delicati equilibri politici della città. Questa professione gli garantisce un'autonomia finanziaria enorme e un immenso prestigio personale. Per la prima volta, a Verona lo chiamano "Dominus Petrus de Alagheriis", rispettando l'uomo e non solo il cognome. Con i generosi stipendi da magistrato, Pietro inizia a fare quello che suo padre Dante non aveva mai saputo fare: gestire il denaro in modo pragmatico. Compra case a Verona e investe massicciamente nell'agricoltura. Sposa Jacopa dei Salerni, una nobildonna locale, da cui avrà un figlio maschio (Dante II) e tre figlie. Contemporaneamente, usa la sua nuova posizione di potere e i suoi soldi per ripulire l'immagine pubblica del padre. Quando Dante muore, la Commedia è un'opera pericolosa, accusata di eresia. Pietro diventa l'avvocato difensore della memoria del padre. Scrive uno dei primi commenti al testo. Non per accademia, ma per motivi politici: deve ripulire il nome di famiglia e spiegare i passaggi difficili. È proprio a Verona, tra il 1340 e il 1341, che Pietro scrive la prima bozza del monumentale Commento alla Commedia (Commentarium). Usa la sua autorevolezza di giudice per spiegare ai potenti dell'epoca che la Commedia non è l'opera di un eretico vendicativo, ma un capolavoro di teologia e giustizia.Nella Marca A Treviso arriva non per scelta di vita, ma per un'operazione finanziaria ad alto rischio legata alle sue attività professionali. Ha 64 anni e si sposta nella Marca per conto di una grande famiglia di banchieri fiorentini in odore di fallimento, gli Agolanti. Il suo compito è recuperare un ingente credito economico e tutelare gli interessi finanziari legati a un'eredità. Nonostante il soggiorno dovesse essere temporaneo, il destino decide diversamente. Durante i giorni frenetici della trattativa, Pietro si ammala gravemente. Capisce che non tornerà a Verona e, il 21 febbraio 1364, convoca d'urgenza un notaio trevigiano per dettare il suo testamento. Due mesi esatti dopo, il 21 aprile 1364, Pietro muore a Treviso e viene sepolto nel chiostro del convento di S. Margherita. Questo luogo, nel tempo, subirà varie vicissitudini sino a diventare un bellissimo museo, la "casa" della Collezione Salce. Le varie parti della tomba vengono ritrovate e nel 1935 le spoglie di Pietro traslate nella chiesa di San Francesco a Treviso, dove tuttora riposano. Se Dante è il genio creativo e idealista, Pietro fu il pragmatico della famiglia: l'uomo che applica la logica della finanza e del diritto per salvare il patrimonio e il futuro degli Alighieri. Pietro si innamora della Valpolicella e capisce che il vino e la terra sono più stabili dei governi medievali.Il vino Oggi la memoria di Pietro Alighieri riposa in un calice di rosso corposo: la tenuta Possessioni Serego Alighieri è la proprietà vitivinicola con la più lunga tradizione storica e culturale di tutta la Valpolicella. Rappresenta il legame materiale più forte e intatto tra il presente e la discendenza di Dante Alighieri. I discendenti di Pietro abitano ancora sulle colline che guardano il Garda, mentre i vini Possessioni Serego Alighieri, nel cuore della Valpolicella Classica, sono dal 1973 sotto la gestione di Masi che - nel solco di una nobile tradizione viticola - continua a produrre grandi vini.