HomeFirenzeCronacaMario Incisa e Gaddo della Gherardesca. I nipoti raccontano l’epopea di BolgheriUno è Stefano Hunyady, l’altro porta il nome del nonno discendente del conte Ugolino dell’Inferno di DanteUno è Stefano Hunyady, l’altro porta il nome del nonno discendente del conte Ugolino dell’Inferno di DanteRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciEnrico Salvadori
Personaggi veri di un’Italia che non c’è più. Due nobili che vedevano lontano e hanno lasciato un segno indelebile a Bolgheri, Castagneto e non solo. Li hanno raccontati i due nipoti con parole tenere e di riconoscenza perché quello che hanno fatto Mario Incisa della Rocchetta e Gaddo della Gherardesca è storia. Ne sono consapevoli Stefano Hunyady e l’uomo che porta lo stesso nome del nonno discendente del conte Ugolino protagonista del canto 33 dell’Inferno dantesco.
Una bella idea quella del Rotary club di Cecina che ha celebrato così il suo mezzo secolo di vita (“di servizio e di identità”) con l’iniziativa ideata da Paolo Lavorenti. Una serata per rievocare chi è stato protagonista di un passato che è anche presente. Se dici Mario Incisa pensi all’uomo che ha creato il mito di Ribot, il ‘cavallo del secolo’. Incisa è stato uno straordinario protagonista del mondo dell’ippica a tutto tondo, profondamente colto, sempre sostenitore dell’ambiente e dell’agricoltura. Agronomo, viticoltore di rango assoluto, sotto la sua gestione a Bolgheri è stato creato il Sassicaia, il rosso italiano famoso nel mondo, e sempre a Bolgheri si è dato vita a uno degli impianti ippici di allenamento e allevamento tra i più preziosi del nostro Paese. Incisa era piemontese, amico del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi che ospitava in estate, ed era attratto dalla natura selvaggia della Toscana. Il marchese aveva una grande coscienza ambientalista e un profondo rispetto per la natura, ed è stato un precursore del concetto di sostenibilità e di multifunzionalità dell’agricoltura. Nel 1959 dona al Wwf i novanta ettari delle Padule che diviene assieme a Burano la prima oasi faunistica d’Italia. Lo sviluppo di S. Guido e Bolgheri si deve all’ippica ma soprattutto al vino.






