Tra i castagni che circondano il colle di Giovagallo, il silenzio dei ruderi del castello Malaspina sembra custodire ancora un respiro antico. È un silenzio che parla, che racconta di ospiti illustri, di versi interrotti e poi ripresi, di un poeta in esilio che osserva il "vapor di Val di Magra" e ritrova, in Lunigiana, la forza di continuare a scrivere.

In questo luogo sospeso tra storia e leggenda, lo scultore aullese Attilio Piccioni immagina oggi una nuova presenza: una scultura dedicata a Dante Alighieri, come segno tangibile di un passaggio che la tradizione non ha mai smesso di raccontare. Piccioni, classe 1955, formazione all’Accademia di Carrara, allievo di Bruno Munari e Federico Bodini, è uno di quegli artisti che sanno guardare avanti senza dimenticare ciò che sta dietro.

La sua proposta nasce da una certezza intima: Dante vide davvero la Val di Magra, ne respirò l’aria, ne ascoltò i rumori, e proprio qui riprese a scrivere i versi dell’Inferno che aveva lasciato a Firenze. La scultura, nelle intenzioni dell’artista, sarebbe un gesto di memoria e di identità: un modo per restituire al castello di Giovagallo — oggi ridotto a rovine, donate al Comune di Tresana dalla famiglia Antoniotti — la sua voce antica.