La scelta consapevole, da parte di Dante, di comporre la Commedia in una lingua comprensibile a tutti, il volgare, fu capace non solo di fondare una lingua, ma anche di indicare un sentire comune, morale e spirituale. Lo suggerisce lui stesso, nel Purgatorio (canto XXVI), quando incontra due poeti che sente affini, il bolognese Guido Guinizzelli e soprattutto il provenzale Arnaut Daniel, altro autore di lingua volgare, definito da Dante «il miglior fabbro», capace di superare gli altri autori in «versi d’amore e prose di romanzi». Appunto Versi d’amore e prose di romanzi è il titolo della XIV edizione del festival Prospettiva Dante, che si svolgerà a Ravenna dal 17 al 21 settembre, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna con la direzione scientifica dell’Accademia della Crusca, e diretto da Domenico De Martino.

«Il titolo del festival è una definizione — ha spiegato De Martino — di che cos’è per Dante la letteratura, cioè “poesie d’amore e romanzi”. Parleremo dell’impegno di Dante nella scrittura: un impegno formale, quello di scrivere grande poesia, ma anche una forza spirituale assoluta, che il poeta mette nella Commedia». Il legame celebrato da Dante con gli altri poeti in lingua volgare nel Purgatorio suggerisce anche una radice comune per la nostra cultura, conclude De Martino: «Emerge la definizione di una nuova letteratura europea, tanto fortemente affiatata nella scelta del volgare, quanto tesa, attraverso una severa elaborazione tecnica, a una poesia superiore. A questa idea di letteratura e di cultura, frutto di condivisione e dialogo, di impegno, di ricerca e di tensione conoscitiva e morale, è dedicata quest’edizione del festival».