"Cafone!", "Pagliaccio!", "Ti denuncio!". Dita puntate, rissa sfiorata tra Magi, Mangialavori e Sasso, e un sottosegretario (Molteni) che carica furibondo il ministro Lollobrigida per rispedire al mittente l’accusa di tradimento. Nel frattempo, su in tribuna stampa, gli “007” di Fratelli d’Italia travestiti da giornalisti filmano di nascosto le dita degli alleati leghisti e azzurri sul pulsante del voto. Fidarsi è bene, filmare è meglio. Questo è il backstage dello Stabilicum, che alla Camera passa senza sforzo nei numeri (217 sì, 152 no e 2 astenuti), ma tra i banchi si gioca come in un saloon. Persino i vannacciani votano contro, ma fanno l’occhiolino: pronti a cedere se al Senato si aprirà alla scelta diretta dei candidati. L’aritmetica premia la riforma proporzionale – con l’obbligo di indicare il premier e il premio per chi supera il 42% – ma il semaforo verde non basta a lavare via il sangue dal pavimento. "Avete festeggiato la vittoria degli intrighi", tuona Giovanni Donzelli. Un j’accuse formalmente indirizzato all’opposizione, ma i veri bersagli sono i franchi tiratori della coalizione che hanno impallinato l’emendamento sulle preferenze. Dall’altra parte dell’emiciclo se la ridono, alzando la solita coreografia di cartelli: da "Legge truffa" a "Meloni ha fallito".