La crisi tra Iran e Stati Uniti ha travalicato il perimetro delle basi militari e dei cieli mediorientali per investire direttamente le rotte nevralgiche dell’economia mondiale. La nuova, aggressiva strategia di Teheran mira a stringere una tenaglia su due snodi marittimi essenziali: lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso e quindi Suez.

Secondo fonti diplomatiche e vicine alle milizie, il governo iraniano avrebbe messo in allerta i ribelli Houthi dello Yemen, invitandoli a predisporre il blocco del traffico navale attraverso il cruciale stretto di Bab el-Mandeb.

I preparativi militari risultano già avanzati: droni e missili sarebbero stati dislocati in punti strategici delle alture yemenite che dominano Hodeidah e il Golfo di Aden, in attesa del via libera operativo.

Il messaggio di deterrenza rivolto da Teheran a Washington è inequivocabile: se i raid statunitensi colpiranno infrastrutture energetiche e civili iraniane, le ritorsioni paralizzeranno il comparto energetico dell’intera regione.

La chiusura simultanea di Hormuz – considerato dall’Iran una “linea rossa” – e di Bab el-Mandeb rappresenterebbe lo scenario più temuto dai mercati. Nei primi mesi del 2025, attraverso Bab el-Mandeb sono transitati circa 4,2 milioni di barili al giorno, cui si aggiungono i 4,9 milioni veicolati dal sistema Suez-SUMED.