I luoghi sono essenziali per un noir: una nebbia a coprire le colline, un lago o anche solo una strada non asfaltata. Tutto questo rende i thriller immersivi. Poi ci sono luoghi dell’anima, in cui la nebbia copre anche le ferite delle persone, dove il silenzio custodisce ricordi e rimpianti, dove sotto la superficie si respirano segreti. Questa atmosfera sospesa è la stessa ad avvolgere La malinconia del tartufo (Rizzoli), il nuovo romanzo di Orso Tosco, capace di intrecciare delitto, ironia e dolore e trasforma una indagine in una riflessione sulla solitudine.
Orso Tosco, ospite de Il Piacere della Lettura, dalla libreria Arethusa di Roma, racconta la genesi del suo romanzo. Un incontro tra due mondi: quello dell’arte, conosciuto personalmente quando lavorava come guardiano alla Tate Modern di Londra, e quello del suo Pinguino, l’indiscusso eccentrico protagonista Gualtiero Bova, arrivato ormai al suo terzo romanzo. “Avevo bisogno che si aprisse un po’ alla vita” confessa lo scrittore. E infatti, in questo romanzo non seguiamo solo la linea narrativa dell’omicidio, ma anche quella del cuore, con un Pinguino che deve fare i conti con l’amore e il passato, quindi di conseguenza con se stesso.







