Un’auto parcheggiata in corso Vinzaglio, proprio davanti alla questura di Torino. Il nastro bianco e rosso che delimita l’area, gli uomini della Scientifica in tuta bianca, il magistrato sul posto. Nel baule di una Skoda verde il corpo crivellato di colpi di un giovane sudamericano, esponente di una gang emergente. Un’esecuzione plateale, un messaggio lasciato nel cuore dello Stato.

È da questa scena, nel pieno centro cittadino, che si apre “E se domani” (Edizioni del Capricorno), il nuovo romanzo di Maurizio Blini, scrittore torinese, da ieri in edicola con La Stampa a 10,50 euro per la rassegna Piemonte Noir.

A indagare sono i fratelli Stelvio, Silvano e Moreno, colonne della Mobile e personaggi ormai familiari ai lettori. Per loro l’omicidio non è soltanto un nuovo fascicolo ma un fatto che li riguarda da vicino: riemergono vicende mai del tutto chiuse, alleanze ambigue e ferite ancora aperte. L’indagine si intreccia con il piano personale in un crescendo che attraversa quartieri, commissariati e uffici giudiziari sotto la Mole, riportando in superficie errori del passato e scelte che presentano il conto.

Torino nel romanzo

Coprotagonista del romanzo è Torino, con i suoi assi eleganti e le periferie in tensione, i palazzi istituzionali e le zone dove si ridefiniscono equilibri sotterranei. Al centro c’è la gestione del sistema criminale del capoluogo piemontese: gerarchie, confini, patti non scritti. Poche regole, ma rigide: rispetto della “cupola”, spartizione delle aree d’influenza, nessuno scontro diretto con le forze dell’ordine se evitabile. Un equilibrio delicato che tiene insieme traffici milionari e organizzazioni diverse, sospeso tra convenienza e paura.