Quando la chiamano Nonna Galeotta, Silvia Polleri sorride. Ex educatrice e imprenditrice sociale, dal 2004 collabora con il carcere di Bollate, dove ha avviato prima un catering di eccellenza e poi, nel 2015, ha aperto InGalera, il primo ristorante al mondo con sede in un istituto penitenziario, gestito da detenuti e aperto al pubblico. “Sono stati undici anni di cammino molto impegnativo, dico sempre che la gestione di un ristorante è uno dei rischi d’impresa più alti: lo vediamo anche in città, tenere duro con costanza non è facile, figuriamoci in un carcere”.Oggi InGalera è un indirizzo consolidato, recensito anche dalle più importanti guide di settore. E su Rai Play un documentario ne racconta la storia “Spesso arrivano ospiti dopo aver letto di noi. Seguono il navigatore fino al cartello Casa di Reclusione, vedono la guardiola e telefonano perplessi dicendo che deve esserci un errore perché sono davanti al carcere. Io rispondo: nessun errore, dovete entrare”.

Silvia Polleri

Perché proprio la ristorazione e non un altro lavoro, per le persone detenute?

“Penso che la ristorazione sia particolarmente funzionale a chi ha trasgredito le regole. Non c’è lavoro più prescrittivo della cucina, ma allo stesso tempo è creativo e pieno di stimoli per chi vive chiuso in un carcere. E poi la ristorazione non è solo cucinare. C’è una cosa che solo gli esseri umani sanno fare ed è accogliere l’altro. Per questo i detenuti si occupano anche della sala”.