HomeMilanoCronacaCura e prevenzione oltre le mura. Cinquecento visite a detenute e agentiIl progetto di Fondazione Libellule Insieme nel reparto femminile dell’istituto penitenziario di Bollate. La radiologa: "Per molte di loro è stata la prima volta che si prendevano cura di sé dentro e fuori dal carcere".La presentazione dei risultati del progetto “Cura oltre le mura - Percorso Inclusione Salute“ promosso all’interno del carcere di BollateRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciÈ un progetto di cura e, per molte detenute, anche di consapevolezza e rinascita personale. Oltre 500 visite specialistiche e screening in un anno a detenute, personale femminile e agenti di polizia penitenziaria. È il progetto di prevenzione oncologica “Cura oltre le mura - Percorso Inclusione Salute“, promosso da Fondazione Libellule Insieme all’interno del reparto femminile del carcere di Milano Bollate dove sono recluse 200 detenute. Obiettivi e risultati sono stati presentati ieri mattina. Il progetto nasce dalla consapevolezza che la detenzione incide profondamente sul benessere psicofisico delle donne: spesso, dopo l’ingresso in carcere, si registrano peggioramenti della salute e un progressivo abbandono della cura di sé. "Ma non siamo una comunità – ha dichiarato il direttore del carcere Giorgio Leggieri –. In questo contesto, la prevenzione diventa uno strumento essenziale per individuare precocemente eventuali patologie e migliorare la qualità della vita, anche con l’obiettivo di promuovere una reale cultura della cura in un ambiente come quello del carcere". In collaborazione con il personale dell’Asst Santi Paolo e Carlo e Andos Milano (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) nell’ultimo anno sono stati fatti check-up ginecologici e senologici, visite specialistiche, ecografie, pap test e mammografie, con ecografi portatili e altre apparecchiature. "Cura oltre le Mura è un segnale concreto di inclusione: un gesto di attenzione e vicinanza verso donne troppo spesso invisibili, per ribadire che il diritto alla salute è universale e deve essere garantito a tutte". spiega la dottoressa Paola Martinoni, fondatrice della Fondazione Libellule Insieme.