È una popolazione imponente: oltre 63 mila persone, di cui circa il 4 % donne e il 31% stranieri. Sono le persone che vivono un periodo della loro vita dietro le sbarre di un carcere italiano. Con infiniti problemi, a cominciare dal sovraffollamento (nel nostro paese la capienza ufficiale è pari a poco più di 51 mila posti). Ma anche la salute è un tema importante, se è vero che la condizione di non libertà incide profondamente sulla psiche e sul fisico, incentivando comportamenti non salutari come il fumo, l’abuso di alcol, la dieta scorretta o la sedentarietà. E poiché, secondo l’articolo 32 della Costituzione, questa va protetta come diritto fondamentale dell’individuo, è fondamentale che la collettività se ne faccia carico.

“I cittadini detenuti rappresentano una popolazione fragile anche dal punto di vista sanitario”, sottolinea infatti Francesco Perrone, Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom). In particolare, sia uomini che donne sono particolarmente esposti al pericolo d’insorgenza di neoplasie. Per questo, continua Perrone, abbiamo deciso di promuovere un progetto innovativo per accendere i riflettori su un aspetto poco considerato dell’assistenza e prevenzione oncologica. Si tratta di un accordo triennale in tema di prevenzione oncologica in ambito penitenziario fra la Regione Campania, l’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale, Aiom e Fondazione Aaiom, che prevede eventi d’informazione rivolti alla popolazione carceraria (ma anche al personale penitenziario), corsi di formazione e progetti di ricerca.