Quindici anni di carcere per i casi più gravi di evasione fiscale, stop all’impunità garantita dall’autodenuncia e controlli sempre più affidati all’intelligenza artificiale e all’analisi dei dati. Il governo guidato dal cancelliere Friedrich Merz ha presentato un piano d’azione che punta a irrigidire il contrasto ai reati tributari, rafforzando al tempo stesso gli strumenti investigativi. Secondo le stime del ministro delle Finanze Lars Klingbeil, le casse pubbliche dovrebbero così recuperare 1 miliardo di euro di maggiori entrate già nel 2027, a fronte di un bilancio federale che il prossimo anno prevede una spesa di 555,4 miliardi di euro.
Il piano è stato illustrato da Klingbeil e dalla ministra della Giustizia Stefanie Hubig. L’obiettivo dichiarato è rendere più difficile sottrarsi al fisco, colpire la criminalità economica organizzata e aumentare l’efficacia dei controlli attraverso nuove tecnologie e una maggiore cooperazione tra le autorità. La novità simbolicamente più rilevante riguarda il diritto penale tributario. Berlino vuole riportare la grande evasione fiscale tra i reati più gravi, portando a 15 anni la pena massima nei casi di particolare gravità e di criminalità fiscale organizzata. Oggi la legislazione tedesca prevede normalmente pene fino a cinque anni di reclusione, che possono arrivare a dieci nei casi più gravi. Il governo intende quindi alzare ulteriormente l’asticella.







