Dietro l’ingresso dell’Intelligenza Artificiale nell’Agenzia delle Entrate non si cela alcun “Grande Fratello fiscale” pronto a colpire i contribuenti con un clic. Opera, piuttosto, un sistema sofisticato e discreto che elabora in silenzio milioni di dati — dalle fatture elettroniche ai rapporti finanziari — per individuare anomalie, lasciando sempre e soltanto a un funzionario in carne e ossa la decisione finale sull’emissione di un accertamento.

A dissipare il mito dell’algoritmo-giustiziere è stato Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia, che nell’audizione parlamentare del 29 ottobre 2025 ha precisato con nettezza come non esista alcun meccanismo in grado di “schiacciare da solo un pulsante” per comminare sanzioni.

Una posizione che si allinea al decreto legislativo del 12 febbraio 2024, che disciplina l’“analisi del rischio”, e ai rigorosi vincoli fissati dal Garante per la Privacy. L’Autorità, infatti, ha ribadito più volte l’assoluta necessità dell’intervento umano, per evitare che processi di profilazione tributaria incidano sui diritti dei cittadini attraverso decisioni esclusivamente automatizzate.

La vera portata della trasformazione non riguarda dunque la fase decisoria, bensì la “selezione del rischio”.