Se non lavorano, non guadagnano. Li trovi con ogni tempo, davanti a pizzerie, ristoranti, fast food. Sotto il rovente sole estivo, con la pioggia, il vento e il freddo della brutta stagione, pedalano senza sosta per l’intera giornata. Sono pagati dai 2 ai 5 euro a consegna, a cottimo, in una quotidiana precarietà che fa a pugni con i più elementari diritti di chi per vivere deve lavorare. Nel loro caso sopravvivere, perché alla fine della giornata i rider si mettono in tasca poche decine di euro. «Venti, trenta, quando va bene cinquanta euro per dodici ore di lavoro», racconta Muhammad Usman. Lui, pakistano, ormai parla un buon italiano. «Sono qui da una vita», scherza il ragazzo ventiseienne, arrivato una decina di anni fa seguendo la rotta dei migranti che dall’Asia porta in Europa, dopo mesi di cammino, rischi di ogni genere, traversate avventurose in barca. Vittima, ora dell’ingiustizia conclamata di un lavoro a cottimo che in teoria non dovrebbe esserci, ma che in pratica costituisce la colonna vertebrale della cosiddetta economia informale. Quel caporalato digitale che arricchisce le multinazionali del settore scaricando sui lavoratori i rischi per la sicurezza, per la salute, e i più elementari diritti. Alla fine hanno detto basta: scioperi a Milano, Bologna, Firenze, e in tutto il Piemonte, anche in vista di un tavolo che si svolgerà al ministero del lavoro con le associazioni del settore (Assodelivery e Conftrasporti). Se le ordinanze regionali impongono lo stop delle attività nelle ore più calde (di solito dalle 12 alle 16) nei settori più esposti, e le piattaforme bloccano le app, i lavoratori che devono smettere di pedalare non guadagnano. Per loro non c’è nessuna forma di tutela, nessun ammortizzatore sociale, nessuna integrazione. Rifiutano il ricatto tra la salute e il reddito, i ciclofattorini che sono, nei fatti, eterodiretti da aziende come Glovo e Deliveroo attraverso gli algoritmi chiedono il riconoscimento della subordinazione lavorativa. «La crisi climatica non è più un evento eccezionale, e se l’app si ferma per la sicurezza le aziende devono destinare risorse specifiche per garantire la continuità del reddito», denunciano i sindacati.
Vita da rider, il cottimo su due ruote del ventunesimo secolo
Se non lavorano, non guadagnano. Li trovi con ogni tempo, davanti a pizzerie, ristoranti, fast food. Sotto il rovente sole estivo, con la pioggia, il vento e il freddo della brutta stagione, pedalano senza sosta per l’intera giornata. Sono pagati dai 2 ai












