Guardateli a quanto vanno. Velocità bestiali. Centro o periferia poco cambia, al buio anche, sulle piste ciclabili, sui marciapiedi. Obbligati a raggiungere il traguardo neppure fosse una gara clandestina disperata — lo è — i rider baresi non rallentano. Dodici ore al giorno collegati all'app. Due euro e cinquanta l'ora. Novecento euro al mese, quando va bene.

Gli zaini termici che sfrecciano per le strade di Bari raccontano la stessa storia che ha portato la Procura di Milano a disporre il controllo giudiziario per caporalato su Foodinho, la società che gestisce Glovo in Italia. Quarantamila rider in tutto il Paese, paghe sotto la soglia di povertà. I numeri, per quanto eloquenti, non bastano. Occorre ascoltare chi pedala.

"Uso la mia bicicletta elettrica, faccio tra le quindici e le venti consegne al giorno. Il compenso medio è due euro e cinquanta a consegna. Quando va bene, novecento euro al mese". Amhed non ha ancora trent'anni, arriva dal Pakistan. A Bari da tre anni. L'app di Glovo gli dice dove andare, quando fermarsi, quanto guadagnare. "Sono sempre geolocalizzato. Se mi fermo loro lo sanno. Se arrivo in ritardo, penalizzazioni. Il ranking scende e gli ordini diminuiscono".

La pressione è costante. L'algoritmo non perdona. Dodici ore collegato all'applicazione, ogni giorno. "Se mi rubano la bici o la batteria, sono problemi miei. Tutto a mio carico. Manutenzione, riparazioni, assicurazione. L'app non si ferma".