Sul sito della Pravda rosa che un tempo si trovava sui banconi dei gelati nei bar dello sport bisogna scrollare una quarantina di notizie prima di scoprire che la Corte Ue ha dato ragione ad Andrea Agnelli cancellando quel residuo feudale che ci ostiniamo a chiamare «giustizia sportiva».

Ancora due notizie più in basso, e siamo alla posizione quarantasei sul sito, c’è la storia dell’archiviazione milanese per Rocchi e per l’Inter, e non importa se è si tratta di una “richiesta di archiviazione” della procura su cui dovrà ancora decidere il gip, ma forse alla Gazzetta hanno preso troppo alla lettera la sconfitta del referendum sulla separazione delle carriere.

Ma del resto si occupano di fuorigioco, non di pandette, per cui è molto interessante scoprire, nello stesso articolo di rilevanza numero quarantasei, che in realtà anche l’Inter è finita sotto indagine malgrado i giuristi in rosa finora avessero scritto ogni giorno che mai e poi mai l’Inter era indagata (giusto così, bravi: per una volta, la giustizia non è diventata gogna, unico caso italiano dalla Colonna infame a oggi).

Nessun titolo, ovviamente sulla decisione della procura di Milano inviare gli atti di indagine alla procura federale per valutarli secondo l’ordinamento sportivo, atti di indagine che secondo i pm di Milano accertano le pressioni dell’Inter sugli arbitri, anche se non al punto da configurare il reato di frode sportiva. E, sì, le cronache fanno ovviamente confusione sulla non contestazione penale della frode sportiva a Milano, come se fosse già un’archiviazione anche della procura federale della Federcalcio che, come è noto, invece segue un ordinamento, surreale quanto si vuole (vedi caso Agnelli alla settantesima notizia), ma diverso da quello penale.