Il centrosinistra nato negli anni Novanta si fondava sull’equilibrio tra culture politiche diverse. Oggi, sostiene l’autore, la componente centrista è relegata a un ruolo subordinato che un leader come Franco Marini non avrebbe mai accettato. La riflessione di Giorgio Merlo
C’è un esempio concreto, e neanche troppo blasfemo, che si potrebbe fare quando pensiamo a quello che è stata, e a quello che è oggi, la coalizione di centrosinistra. E lo dico pensando a ciò che è concretamente capitato dopo il tramonto della prima repubblica e la fine della Dc. E cioè la stagione che si è aperta dal 1994 in poi. Ovvero, e per uscire dalla metafora, ma ve lo imaginate un Franco Marini – tanto per citare il più autorevole e significativo leader politico centrista che ha scelto di scommettere sull’alleanza di centrosinistra sin dall’inizio – nascosto dietro il palco durante una manifestazione dei capi della sinistra dell’epoca? Oppure, e sempre pensando a Marini, gentilmente invitato a non disturbare la costruzione del programma della coalizione di sinistra perché a quello ci pensano già gli azionisti di maggioranza della medesima alleanza? Oppure, in ultimo, avendolo comunque già preavvisato che sarà convocato per portare il suo contributo politico e programmatico qualche mese prima del voto?











