Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl redditometro come strumento per la lotta all’evasione fu inventato una più di 40 anni fa d’anni fa e poi aggiornato numerose volte. L’idea di base è semplice: se un contribuente spende più dei redditi dichiarati è un evasore. Ma ha fallito. Lo certifica l’ultimo rapporto della Corte dei conti: nel 2025 lo strumento ha prodotto appena 398.457 euro di gettito, a fronte di 35,2 milioni di euro accertati. Il rapporto tra quanto contestato e quanto incassato è dell’1,13 %.

I motivi di questo fallimento sono molteplici: i giudici hanno progressivamente ridimensionato lo strumento considerandolo una presunzione semplice, quindi non sufficiente a giustificare da solo un accertamento, anche perché la prova contraria a carico del contribuente era spesso praticamente impossibile; i costi amministrativi per gestire il redditometro si sono rivelati troppo elevati, tanto da trasformarlo spesso in una perdita per l’erario; la politica, sia di destra che di sinistra, si è resa conto che lo strumento si è rivelato sempre più impopolare e quindi non ha mai spinto più di tanto per implementarne l’efficacia. Ma il de profundis definitivo deriva dal fatto che oggi l'Agenzia dispone di una quantità di dati infinitamente superiore rispetto al passato.