Il redditometro del Fisco cambia, l’accertamento sintetico con cui l’Agenzia delle Entrate effettua controlli sui redditi seguirà criteri diversi e più specifici. Ora è necessario rispettare due requisiti precisi: uno sulla differenza percentuale tra il reddito dichiarato e quello ricostruito dal Fisco; l’altro sull’entità di questa differenza, che deve superare all’incirca i 70mila euro.

Il redditometro, più correttamente chiamato accertamento sintetico, è lo strumento con cui l'Agenzia delle Entrate per anni ha sottoposto a controlli quei contribuenti che sembravano avere una capacità di spesa più alta di quella dichiarata. Il classico esempio sono le persone che per lo Stato risultano nullatenenti o a reddito bassissimo, ma poi concretamente circolano con auto di lusso o ristrutturano la propria villa. Negli ultimi tempi, però, il redditometro è cambiato.

Il governo Meloni con il decreto legislativo n. 108/2024, arrivato al termine di uno scontro politico sul tema, aveva fissato dei nuovi paletti. Ora è necessario rispettare due requisiti precisi: uno sulla differenza percentuale tra il reddito dichiarato e quello ricostruito dal Fisco; l'altro sull'entità di questa differenza, che deve superare all'incirca i 70mila euro. In sostanza, le verifiche sono più limitate e si dovrebbero concentrare solo sugli evasori medio-grandi su cui ci sono già degli elementi solidi. Cos'è il redditometro e come funziona Il redditometro esiste in varie forme dal 1973, anche se era stato potenziato soprattutto tra il 2010 e il 2013. Il meccanismo era mirato a individuare "l'evasione spudorata", come spiegava la stessa Agenzia delle Entrate. Quella di chi dichiara un reddito basso ma poi nella vita quotidiana di mostra di avere una alta capacità di spesa. Soprattutto possedendo beni di lusso come auto sportive, imbarcazioni o altro ancora.