Con il Decreto legislativo n. 108 del 5 agosto 2024, il principale strumento di accertamento sintetico passa da spauracchio per i contribuenti a mirino mirato sulle incoerenze finanziarie più evidenti. Il "Redditometro" però non è stato archiviato: ha cambiato profondamente fisionomia. La novità cardine è l’introduzione di una rigorosa "doppia soglia" che rende più selettiva l’azione dell’Amministrazione finanziaria.
In base alla nuova disciplina, la Agenzia delle Entrate può contestare lo scostamento tra capacità di spesa e reddito dichiarato solo se il divario supera simultaneamente due parametri: deve eccedere un quinto (20%) del reddito dichiarato e, insieme, superare di almeno dieci volte l’importo dell’assegno sociale annuo.
In termini pratici, la soglia assoluta si colloca attorno ai 70.000 euro, con aggiornamenti periodici: per il 2024 è pari a 69.473,30 euro, mentre per il 2026 i valori Inps la fissano a 71.011,20 euro.
Se anche uno solo dei due requisiti incrociati manca, l’accertamento sintetico non può scattare.
Si tratta di un cambio di rotta netto. Il legislatore ha scelto di disincentivare le verifiche sui piccoli disallineamenti per concentrare le risorse sulle anomalie macroscopiche, riducendo indirettamente il contenzioso su scarti di modesta entità.






