Luci e ombre sulla scuola italiana: se da un lato è stata sconfitta la piaga della dispersione scolastica precoce, dall'altro la metà degli studenti arriva al diploma senza le competenze di base per affrontare il futuro
I ragazzi non scappano più dalla scuola. Quell’emorragia silenziosa che per anni ha visto migliaia di studenti mollare tutto prima del tempo, si è finalmente arrestata, segnando un minimo storico per l’abbandono precoce e ribaltando anni di statistiche negative. A certificarlo sono i dati appena pubblicati dall’Invalsi, che rivelano come le aule delle nostre scuole superiori restino piene. Tuttavia, le prove condotte dall’istituto su oltre due milioni di alunni, mostrano una fotografia in forte chiaroscuro. Se da un lato, infatti, il sistema si dimostra capace di accogliere e trattenere, dall’altro fatica a garantire gli strumenti minimi per affrontare il futuro.
La trincea delle scuole elementari
Per capire dove nascono le fragilità che esploderanno poi alle superiori, bisogna scendere alla base della piramide, tra i banchi della scuola primaria. È qui che si registra il campanello d’allarme più preoccupante. La matematica, in particolare, è diventata uno scoglio insormontabile per moltissimi bambini: quasi uno su quattro, tra la seconda e la quinta elementare, non riesce a raggiungere le competenze minime richieste per la sua età.











