Gli eurobond sarebbero un vantaggio sotto diversi punti di vista, ma l’opposizione degli stati frugali ne ha finora limitato l’adozione. Mentre qualcosa si muove su quel fronte, arriva l’idea spagnola di coinvolgere solo i “paesi volenterosi”.

Il problema degli eurobond

C’è un problema con gli eurobond, come già ricordato più volte su lavoce.info (qui e qui). Da una parte, si riconosce che il debito comune europeo potrebbe essere un modo per finanziare i beni pubblici europei di cui un’ampia letteratura, a cominciare dal Rapporto Draghi, sottolinea la necessità. Si insiste anche sui vantaggi che un safe asset europeo potrebbe offrire ai paesi euro, soprattutto ora che il ruolo internazionale del dollaro appare indebolito per la crescita esponenziale del debito federale e i comportamenti erratici dell’amministrazione Trump. Dall’altra, va detto che il debito europeo già emesso non funziona benissimo. Nonostante l’alto merito di credito (la tripla A) viene prezzato male dai mercati, con uno spread rispetto al Bund che negli ultimi cinque anni ha oscillato attorno ai 50 punti. E soprattutto non si comporta come un safe asset, nel senso che perde rapidamente valore quando arriva una crisi, come si è visto durante la modifica della posizione della politica monetaria europea nel 2022-2023. Le ragioni tecniche sono diverse, come le possibili soluzioni.