Cancellato il programma radio. Ma così a pagare è anche la cultura di destra

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Lui tace ma qualcuno ricorda la citazione più citata dall'intellettuale siciliano che l'ha presa a prestito dal grande Ezra Pound: "La libertà di parola, senza la libertà di parlare al microfono, è un regalo fatto a Stalin".Per ora il regalo l'hanno fatto a lui: il programma di Pietrangelo Buttafuoco, che corre rapidissimo nel mattino di Radio 1, verrà chiuso. Lupus in fabula scompare dai palinsesti Rai.Anche se i giochi, spiegano ai piani alti di viale Mazzini, non sono ancora chiusi e c' è chi spera in un ripensamento dell'ultima ora.Così, il Corriere della sera, che con il Foglio ha anticipato la notizia, utilizza il termine "ritorsione" e mette in relazione la scomparsa di Lupus in Fabula con la guerra della Biennale: il presidente della Fondazione ha riaperto il padiglione della Russia e ha resistito alle pressioni del ministro Alessandro Giuli, che ha disertato l'inaugurazione, di pezzi della maggioranza, dell'Unione europea che ha caldeggiato il taglio del contributo di 2 milioni di euro. In un falò di polemiche interminabili.Buttafuoco è andato avanti per la sua strada e ha tenuto duro: la libertà di espressione viene prima di tutto, prima delle ideologie e delle guerre, prima dei conflitti e della propaganda di regime, anche se ci sono artisti che galleggiano nella menzogna e nella retorica ipocrita degli autocrati che li sorreggono e li finanziano.Peccato, perché Lupus in fabula, lampi di cultura che rischiarano la notte dell'attualità, è stato una palestra spiazzante dove il sinedrio del politically correct non avrebbe fatto entrare autori e libri, considerati a rischio fascismo e dunque da scomunicare.E invece Buttafuoco è partito per le sue scorribande da testi poco battuti e anzi guardati con sospetto, se non peggio: Guerra in camicia nera di Giuseppe Berto, uno scrittore ai margini ma sempre sorprendente come nel memorabile La gloria, e poi Viaggio al termine della notte di Celine; ancora Buttafuoco ha alzato il sipario sui testi di Margherita Sarfatti e sui cosiddetti irregolari, da Giovanni Papini a Giuseppe Prezzolini.Un patrimonio di letteratura e pensiero, messo a disposizione degli ascoltatori della striscia quotidiana, ora sul punto di essere cancellata, anche se per l'ufficialità si dovrà attendere la presentazione dei palinsesti radiofonici.Insomma, il presidente della Biennale ha avuto il torto di scontentare un po' tutti, a destra e a sinistra, e ora potrebbe uscire di scena, almeno per quei 10 minuti, dalle 6:50 alle 7 del mattino, anche se rimane alla testa del prestigioso ente culturale, forse quello tricolore più noto a livello internazionale.Per ora circolano indiscrezioni, ritenute però attendibili: "La fascia oraria occupata dal programma sarebbe destinata ad altro". Chi prenderà il posto del Lupus più lupus che ci sia? E quale sarà la curvatura della scelta editoriale?