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Ultimo aggiornamento: 7:40

La “Manovra” per l’anno 2026 conferma le tante assurdità che caratterizzano il sostegno dello Stato a favore della cultura, in perdurante totale assenza di una visione sistemica e strategica. Gli esempi delle contraddizioni sono tante: perché è stato ridotto il sostegno al cinema e all’audiovisivo, dai 700 milioni del 2025 ai 610 del 2026? Perché i contributi alle emittenti radio-televisive locali sono stati mantenuti, dopo un primo annunciato taglio di 20 milioni di euro? Perché il flusso del canone per la Rai è stato ridotto di 10 milioni (che pure sono veramente poca cosa per la tv pubblica)? Perché Radio Radicale è scomparsa dai radar del sostegno pubblico e quindi sembrano essere saltati i suoi 10 milioni di euro l’anno di sostegno dello Stato?

Si tratta forse di operazioni chirurgiche mirate, finalizzate a ridurre il deficit dello Stato? No. Si tratta di piccoli e grandi aggiustamenti determinati dall’influenza (o meno) delle singole lobby di settore, e soprattutto da logiche irrazionali e contingenti.

Interventi di “taglio e cucito” messi in atto con rozzezza ed approssimazione. Senza alcuna valutazione del loro reale impatto.