di

Enrico Marro

Lo studio dell’Inps sulle retribuzioni reali dei dipendenti privati. Colpa della produttività ferma e della precarietà

Il problema dei salari bassi in Italia viene da lontano. E dura da quasi mezzo secolo. Lo dimostra un focus contenuto nell’ultimo Rapporto annuale dell’Inps, dal titolo: «L’evoluzione dei salari nel settore privato negli ultimi 50 anni». Nell’approfondimento, due studiosi, Maria De Paola (Università della Calabria) e Fabiano Schiavardi (Luiss), prendono in esame i dati degli archivi dell’istituto di previdenza riguardanti i lavoratori dipendenti del settore privato (agricoltura esclusa) nel periodo 1975-2024 e analizzano l’andamento dei salari reali, al netto cioè dell’inflazione.

«Il rallentamento della crescita salariale - concludono - prende avvio già nei primi anni Ottanta»: la crescita media dei salari reali «si riduce progressivamente, passando da circa il 3% nel periodo 1976-79 a valori prossimi allo zero tra il 1996 e il 2000», come si vede dal grafico. Negli anni successivi «la dinamica salariale continua a oscillare attorno allo zero». Poi «il punto minimo si registra nel quinquennio 2020-24, con una contrazione media di circa -0,6%, in larga misura riconducibile allo shock inflattivo del 2022-23. La stagnazione salariale italiana - concludono gli studiosi - non è dunque un fenomeno recente: è un processo di lungo periodo», dietro il quale si nascondono evidentemente fattori di debolezza strutturali.