Una fibra rarissima, sottile più di un capello ma straordinariamente resistente, brillante come l’oro e più preziosa della seta, che origina da un grande mollusco che nel mare della Sardegna ha trovato il suo habitat ideale tra le praterie di posidonia: il bisso. Un’arte misteriosa, segreta, atavica, tramandata gelosamente di madre in figlia, che la leggenda fa risalire addirittura alla principessa Berenice di Caldea, in esilio nel Sulcis per essersi innamorata impossibilmente dell’imperatore Tito. Una maestria che permette di tessere capolavori dal valore inestimabile e per i quali, tuttavia, si perpetua con tenacia un patto che li rende ancor più unici: non possono essere venduti né acquistati, ma solamente donati.

È in questo scenario dal fascino ineguagliabile che prende vita “Dolce come il sale”, l’avvincente romanzo di Bonnie Blaylock che segue lungo tutto il Novecento, e attraverso due guerre mondiali, le vicende delle maestre sarde del bisso. Paragonato dalla critica d’oltreoceano a grandi successi come “La portalettere” e “I leoni di Sicilia” – altre due saghe ambientate nel Sud del nostro Paese che hanno saputo scalare le classifiche internazionali – e ora in Italia per Libreria Pienogiorno, racconta con emozione tre generazioni di quelle che a Sant’Antioco vengono chiamate “donne dell’acqua”.