Il nome mancanteL'identikit del profilo giusto lanciato da Rampelli (che si era dato disponibile) e la parole della sorella della premier, capo della segreteria politica: "Vogliamo vincere"di16 LUG 26Roma. Il nome non c’è, il tavolo è virtuale e si narra persino di una certa tendenza al fuggi fuggi (della serie: meglio un posto in Parlamento). Fatto sta che il centrodestra non ha ancora trovato una via per uscire dal problema “trovare un candidato sindaco che sfidi Roberto Gualtieri il prossimo anno”, e questo nonostante Arianna Meloni, la settimana scorsa, durante la festa di FdI al giardino degli Aranci, abbia chiamato a raccolta le truppe con la grancassa: “Vogliamo vincere le comunali di Roma perché vogliamo governare questa città. Anche perché, dopo cinque anni di grillini e cinque di Pd, credo che i romani non meritino altri cinque anni di sinistra”. L’ottimismo c’era: “Roma ha bisogno di essere governata”, diceva il capo della segreteria politica e responsabile tesseramento di FdI, “e ha bisogno di essere raccontata e non utilizzata come sfondo per i TikTok e FdI, insieme a tutto il centrodestra, può fare la differenza, come l’ha fatta al governo della nazione”. Solo che, a parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera che aveva dato la sua disponibilità a correre (“se me lo chiedessero, non potrei dire no”, aveva detto qualche mese fa), per Roma a destra non c’è la fila. E lo stesso Rampelli, in questo quadro, si è messo su una posizione più arretrata. Per le amministrative del 2027, ha detto infatti al giardino degli Aranci, “non abbiamo ancora messo la testa sulla scelta del candidato sindaco, siamo impegnati nel governo della nazione e della regione. I risultati verranno da soli. Se abbiamo ben governato, il candidato sindaco sarà un problema secondario, perché penso e spero che i cittadini premieranno il lavoro che stiamo facendo”. Fatto sta che il profilo “del candidato ideale” di Rampelli, descritto da Rampelli stesso alla festa romana di FdI, dice un insider, “somiglia molto a lui”: “Una persona che venga dalla destra sociale e popolare”, era l’identikit lanciato da Rampelli, “radicata nelle periferie ma che sappia parlare in modo interclassista anche a quei rioni, a quei quartieri del centro storico che oggi stanno praticamente nelle stesse antiche condizioni della periferia estrema della città”. E però nel centrodestra c’è chi ancora sogna il profilo civico perfetto, dopo la migrazione alla Figc del prescelto originario Giovanni Malagò. Unica certezza (di FdI), intanto: andare avanti sui poteri di Roma Capitale, dopo l’astensione del Pd. In assenza di un nome, sarebbe almeno un biglietto da visita. Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.