Ormai nella maggioranza è un braccio di ferro e la deadline è fissata per questa mattina, alle ore 11.30: alla Camera si voterà per il via libera definitivo alla riforma sulla legge elettorale e dopo gli stop ai due emendamenti sulle preferenze (il primo a firma di Fratelli d'Italia martedì, il secondo "riparatore" presentato ieri dal vannacciano Ziello) non saranno permessi altri agguati. Il voto sarà nuovamente segreto, come ricorda Ilario Lombardo su La Stampa. "Ma se dovesse finire allo stesso modo dell'altro ieri questa volta l'epilogo sarebbe diverso - si legge sul quotidiano torinese -. Gli emissari di Palazzo Chigi hanno chiarito che la crisi di governo sarà certa. Anche perché la maggioranza non potrebbe reggere l'impatto di un secondo atto di sfiducia in meno di 48 ore, tanto più su una riforma del sistema elettorale".Il tema ormai è arcinoto: i franchi tiratori, uomini e donne, secondo il partito di Giorgia Meloni si annidano tra le fila di Lega e Forza Italia. Due partiti che non a caso hanno votato no anche all'emendamento di Futuro nazionale, gradito invece a FdI. Un altro incidente, dai risvolti ancora più gravi e pesanti dal punto di vista dell'immagine ma anche politico, non sarà più tollerato. "Certo non è motivo di crisi un emendamento alla legge elettorale saltato. Ma se non saremo più in grado di portare avanti il nostro programma, allora sì che ci sottoporremo prima del tempo al volere degli elettori", aveva spiegato in Transatlantico Francesco Lollobrigida, il ministro dell'Agricoltura e big di FdI che martedì sera era partito a caccia dei cecchini interni alla maggioranza. E ha puntato il dito contro i "vigliacchini": "Qualcuno anche nel centrodestra per tenersi la poltrona non vuole dichiarare quello che vota. Una vergogna".Quello di questa mattina dunque non sarà solo un voto, ma un redde rationem. E forse i giochi non saranno finiti in ogni caso se è vero, come spiegato da Stefania Craxi, che se le preferenze verranno riproposte anche in Senato Forza Italia dirà ancora una volta no.