Roma, 13 lug. (askanews) – Iniziano domani i tre giorni decisivi per il destino della legge elettorale voluta dal centrodestra: un sistema proporzionale con premio di maggioranza, indicazione del premier e liste bloccate. Dopo quasi tre settimane dal via libera in Commissione, infatti, l’appuntamento è alle 14 in aula alla Camera per il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. E già in serata potrebbero arrivare i voti più attesi e temuti: quelli sugli emendamenti che introducono le preferenze. Da sempre un pallino della premier Giorgia Meloni, pensate anche per superare il tema della dubbia costituzionalità delle liste bloccate così come concepite dall’attuale testo, le preferenze continuano a dividere la coalizione di governo che dovrà misurarsi innanzitutto con la proposta di modifica firmata Fdi, Noi Moderati e Udc depositata oggi allo scadere del termine per gli emendamenti.

La proposta – un capolista bloccato e una lista di sei nomi tra i quali esprimere fino a tre preferenze di genere alternato – in campo da diversi giorni, nonostante contatti febbrili e infinite riunioni dei cosiddetti sherpa, non ha convinto Fi e Lega che domani decideranno nelle rispettive assemblee di gruppo convocate alle 12 a Montecitorio la linea da tenere in aula. Sia nel partito di Antonio Tajani che in quello di Matteo Salvini non c’è unanimità intorno al tema quindi è probabile che non si arrivi a una convergenza palese sull’emendamento degli alleati. Se prevarrà la fedeltà alla coalizione, però, dipenderà anche dalla modalità con cui si andrà al voto.