Chi vuole affossare la nuova legge elettorale sa che, con la vecchia, non vincerebbe nessuno. E allora riecco i tecnici e il Pd al potere con i «professori». Giorgia Meloni è l'unica avversaria di questo disegno.C'è chi vorrebbe un governo debole e il prossimo Parlamento senza maggioranze forti per condizionare e pilotare la scelta del nuovo presidente della Repubblica

a

Flementare, Watson: perché esiste (con e senza «regie» particolari: che ovviamente ci sono, ma il risultato può essere ottenuto in modo apparentemente casuale) una speranza che circola da mesi negli angoli meno illuminati dei palazzi romani. Si tratta della speranza di un governo Meloni indebolito e costretto a otto-nove mesi sulla difensi va. A quel punto, come conseguenza, ci sarebbe – ecco a cosa si punta – non una vittoria piena della sinistra nel 2027, quello sarebbe francamente troppo da ottenere, ma un pareggio-pantano. Gli inglesi parlano di «hung parliament», di parlamento sospeso in quanto privo di maggioranza.

Il mantenimento della vecchia legge elettorale è lo strumento «perfetto» per arrivare a quel risultato: a occhio e croce, il centrodestra vincerebbe nei collegi del Nord, ma perderebbe in quelli del Sud. Risultato? Nessuna maggioranza. Il seguito del film-horror lo immaginate già: estenuanti consultazioni al Colle, tentativi a vuoto, e poi l’inevitabile governo semi-tecnico, con il Pd che rientrerebbe dietro il paravento dei «professori».