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Governo Meloni, cdx in crisi su legge elettorale: la maggioranza cerca di ricompattarsi dopo il voto segreto, asse FdI-Vannacci e via libera storico ai fuorisede. Tutti gli aggiornamenti sulla crisi interna al governo dopo la rottura. Tutti gli aggiornamenti.
Le ultime notizie in diretta sulla crisi interna al governo Meloni dopo la rottura sulla legge elettorale: all'indomani del caos in Aula, scatenato da una trentina di franchi tiratori (perlopiù tra Lega e Forza Italia) che hanno affossato la proposta sulle preferenze targata Fratelli d'Italia, l'esecutivo tenta di serrare le file. Il messaggio ribadito dai vertici del centrodestra è chiaro: si va avanti, il governo non cade su un emendamento. Nessun passaggio al Quirinale all'orizzonte: la premier ha preferito concentrarsi sui social, rivendicando le nuove strette contro la baby-criminalità, mentre Antonio Tajani spegne ogni voce di elezioni anticipate, sottolineando che il cuore della riforma è "la stabilità" e non le preferenze.
Intanto, i lavori alla Camera sono ripresi con un colpo di scena. Se da un lato è passato col voto segreto l'emendamento unitario del centrodestra che fissa un tetto al premio di maggioranza (220 seggi alla Camera e 113 al Senato), dall'altro l'emendamento di Roberto Vannacci sulle preferenze ha creato nuove frizioni. La proposta è stata bocciata, ma ha raccolto ben 139 voti a favore, quasi certamente in arrivo dai banchi di Fratelli d'Italia. Un segnale che ha spinto le opposizioni a chiedere l'immediata convocazione dei capigruppo, denunciando l'avanzata di una nuova minoranza di "destra-destra". A infiammare ulteriormente l'Aula è stata la condotta dei deputati di Futuro Nazionale, sorpresi a riprendersi con gli smartphone durante lo scrutinio segreto: una palese violazione del regolamento che finirà sul tavolo dei questori in vista di probabili sanzioni. Le scorie della "palude" evocata ieri da Meloni si fanno ancora sentire, con il ministro Francesco Lollobrigida che, ai microfoni di Fanpage.it, ha attaccato i franchi tiratori, accusandoli di aver votato solo per rimanere "avvinghiati alla poltrona". La giornata parlamentare si è però chiusa con una nota positiva e condivisa: l'approvazione unanime, con 349 voti a favore da parte di tutte le forze politiche, della norma per il voto ai fuorisede. Grazie a un apposito albo, studenti, lavoratori e persone in trasferta per cure mediche potranno finalmente votare nel comune di temporaneo domicilio.















