| 15 Luglio 2026 21:13 |
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Roma, 15 lug. (askanews) – Per capire con un minimo di chiarezza cosa succederà a centrodestra e governo alla fine di questi tre giorni di montagne russe sulla legge elettorale bisognerà aspettare le 11.30 di domani. Minuto più munto meno, è l’orario in cui è previsto il voto finale sul provvedimento. Un altro test a voto segreto, che a questo punto pesa quanto quello che ieri ha visto Giorgia Meloni perdere la sua scommessa sull’inserimento delle preferenze.
Ai piani alti di Fratelli d’Italia non si sbilanciano in previsioni sul modo in cui la premier gestirà la annunciata “riflessione” interna alla maggioranza, ma la stessa scelta di non escludere al momento nessuna possibilità la dice lunga se si considera che fino a questo spartiacque la narrazione era sempre quella di un governo che va avanti fino a fine legislatura.
Concetto che è stato ribadito oggi anche dal ministro dei rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. “Non intendiamo concludere la nostra esperienza” e lo scivolone sull’emendamento – ha detto – è stato un “episodio” che “intendiamo superare”. Un tentativo di minimizzare, come da linea indicata da palazzo Chigi. Almeno per il momento. Perché se da una parte è vero che minacciare di far saltare tutto è un modo per provare a serrare i ranghi della sua stessa maggioranza, dall’altra Giorgia Meloni ha confidato ai suoi maggiorenti che se la coalizione non dà segnali di compattezza andare avanti sarebbe davvero difficile. Anche perché, se sulle preferenze si può mettere in conto che abbiano inciso in parte interessi di singoli deputati timorosi di non tornare in Parlamento, se saltasse la legge elettorale nel suo complesso, e dunque l’impianto con premio di maggioranza e indicazione del premier, per Fratelli d’Italia significherebbe una sola cosa. “C’è qualcuno che tifa per il pareggio”, ovvero “c’è chi non vuole Giorgia Meloni presidente del Consiglio”.














