L’Italia è una stufa dove la terza ondata di calore in un mese è interrotta da acquazzoni tropicali. Ma la narrazione mediatica continua a ridurre la crisi climatica a una sequenza di sventure meteorologiche contrastate con norme intermittenti, soluzioni frammentate e inviti a prendere rimedi individuali. L’idea è sempre la stessa: in estate fa caldo, accendete i condizionatori. E chi non se lo può permettere, si arrangi. La verità è un’altra. Ieri si è sciolta come i corpi di ghiaccio che Greenpeace e la Cgil hanno trasportato ai piedi del Colosseo a Roma. Le tre statue – di una bracciante, di un edile e di un rider – si sono liquefatte sotto il sole cocente in pochi minuti. L’azione simbolica ha voluto rappresentare il fatto che il caldo estremo non è un fastidio stagionale, ma una realtà strutturale che colpisce chi non ha alternativa se non vendere la propria forza lavoro. Durante l’azione è stato esposto anche uno striscione: «Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci squagliamo».

IL FLASH-MOB non è avvenuto in un momento qualsiasi della canicola. Ricorreva ieri la Giornata europea delle vittime della crisi climatica globale. L’accento è stato messo sui rischi fatali corsi dai lavoratori costretti ad operare, in condizioni proibitive nelle costruzioni, nel trasporto merci su strada, nel magazzinaggio, nei servizi di consegna, i rider. E la manutenzione del verde, la raccolta dei rifiuti, l’agricoltura e la silvicoltura, l’estrazione dei minerali.