Fatica a parlare, ha gli occhi lucidi, le mani si muovono nervosamente. La sala della Chiesa del Carmine è gremita, ci sono cittadini, simpatizzanti, ex candidati non eletti e i consiglieri della sua maggioranza, tanti non tutti. Accanto a Luigi Vicinanza c’è la sua giunta, professionisti prestati alla politica, che hanno seguito la linea del sindaco fino all’ultimo giorno. A pochi metri dalla sua ex sede elettorale dove due anni prima le lacrime erano di gioia per una vittoria larga e solida, l’ormai ex sindaco non le manda a dire.

Ancora uno scioglimento per Castellammare. Lei ha avuto pressioni dalla camorra in questi anni?«Mai e andiamo via a testa alta e con le mani pulite. Ma c’è da dire che Castellammare è un caso nazionale, perché il contesto criminale che esiste in questa città, come in tante realtà non solo del Mezzogiorno ma oramai anche nel Centro Nord dove le mafie hanno messo radici, non si supera in questo modo». Due scioglimenti in cinque anni non bastano per cambiare la situazione? «È evidente che la normativa esistente non è sufficiente per aiutare i sindaci a liberarsi dal contesto criminale. A Castellammare la camorra esiste da 50 anni, noi che abbiamo i capelli bianchi lo ricordiamo benissimo e dal dopo terremoto è diventata sempre più una camorra imprenditrice. Io e la mia squadra siamo stati lasciati soli». Intende politicamente?«Certo, mi riferisco ad una forza politica come il Pd che si candida a guidare il Paese e che non riesce a gestire diatribe interne. Ringrazio i consiglieri democrat che nonostante le forti pressioni ricevute dal loro direttivo sono rimasti al loro posto, coerenti con la scelta fatta». Ad inizio anno le era stato proposto di dimettersi, valutando un ritorno per nuove elezioni con una nuova coalizione. «Sarebbe stata una mossa di politica politicante incomprensibile ai cittadini. Se mi fossi dimesso non si sarebbe bloccato il processo di arrivo e lavoro della commissione d’accesso. A Torre Annunziata è successo così». Ha un’idea circa il contenuto della relazioni e delle motivazioni? «Sinceramente no, ma se il tema è la festa della Juve Stabia lo ribadisco nuovamente a voce alta: era giusto festeggiare il risultato sportivo così importante, i tre personaggi non erano in scaletta, hanno forzato le transenne e non sono saliti sul palco. L’ordine pubblico in questi contesti non spetta al sindaco ma alle forze di polizia, non voglio attaccare nessuno ma non dovevo fermarli io. Non conosco pusher e camorristi, non vado a comprarmi la droga, in quel momento la valutazione era delle forze di polizia se ritenevano opportuno fare un’azione di forza. Quel 29 maggio erano previsti 200 uomini». Si sente ancora un uomo di centro sinistra? «Certo, una piccola storia miserabile non può far cambiare i miei convincimenti. Miserabile, intendiamoci, per la polemica, per come è stata costruita politicamente. Se proprio la vogliamo dire, vediamo chi ha più capacità di governo. Guidare una città come Castellammare vale un master universitario e chi si vuole candidare al governo del Paese non può prescindere dal problema di come si governano queste città. Penso che una forza di centro sinistra si debba porre il problema di come rivedere l’articolo 143 del testo unico degli enti locali, bisogna fornire strumenti ai sindaci, non fare propaganda». Il suo principale rivale politico è stato l’ex consigliere comunale Sandro Ruotolo, che ancora in queste ore parla di uno scioglimento non inevitabile. «Era il capolista del Pd alle elezioni comunali, era membro della segreteria nazionale ed era contemporaneamente candidato alle Europee. Se lui e la sua componente politica avessero ritenuto che era sbagliata la strada intrapresa da Vicinanza avrebbero potuto negare il simbolo, avrebbero fatto un atto politico. Gli avvisi ex post sono propaganda». Si sente di dare un consiglio alla città? «Capisco l’amarezza che vedo nelle persone che incontro, i social non sono la verità ma sono un pezzo importante e leggo tanto sconforto. Poiché Castellammare è un caso nazionale dobbiamo impegnarci ognuno a suo modo e nel suo ruolo perché situazioni tali non si ripetano più. Forse c’è qualcuno che vuole che Castellammare resti debole per rendere più forti altri pezzi del circondario». Si riferisce a Sorrento? «Sono casi diversi, lì ci sono state le mazzette, noi se mi permette abbiamo preso solo mazzate». Ha rimpianti? «Nessuno se non l’intenzione di aver potuto far meglio per la città. Ma non accetto lezioni da nessuno. Non ho mai frequentato personaggi ambigui, non ho in agenda numeri di faccendieri e camorristi, non accetto passaggi su barche o gommoni da personaggi discutibili, non frequento ristoranti poco raccomandabili. Posso aver sbagliato, ma le mie frequentazioni sono pulite, mio padre è morto nel suo letto, non ho collaboratori con storie personali discutibili». Che città lascia? «Cambiata, migliorata anche nel modo di vivere rispetto al mio arrivo. Non sto qui ad elencare le cose fatte ma la camorra si combatte con i fatti e noi abbiamo aperto cantieri, inaugurato tre scuole in due anni e recuperato tre beni confiscati, tra questi un appartamento dove oggi la Chiesa gestisce un centro di accoglienza per bambini e ragazzi, sullo stesso pianerottolo dove vive il capo clan di Scanzano. E poi le telecamere: al nostro arrivo erano sei, ne lasciamo 300, le ultime 12 con riconoscimento di targa le abbiamo attivate una settimana fa. I primi ad essere stati multati, perché senza revisione, sono state delle persone che arrivavano da Napoli ed erano in città per parlarmi di progetti futuri». Ora ci saranno 18 mesi per riflettere sul futuro prima di nuove elezioni. Pensa ad una civica che la possa sostenere visto il riscontro positivo che la sua figura ha raccolto in questi mesi? «Per ora torno a fare quello che ho sempre fatto. Leggo, studio e rifletto».