«La maggioranza non c’è più», dunque «è crisi di governo». Anzi, di più: c’è una nuova «minoranza di governo» perché Fdi ha imbarcato il generale Vannacci. Le opposizioni provano dimenticare, e a far dimenticare, la settimana torrida dei malumori, dak flop del palco di Napoli ai battibecchi fra Elly Schlein e Giuseppe Conte su Putin. Finalmente possono scatenarsi tutte insieme, all’unisono, come un mucchio selvaggio, contro il doppio autogol della destra.

Al clamoroso palo preso martedì alla Camera sulle preferenze, quando governo e maggioranza sono andati sotto di un voto, e Giorgia Meloni ha scoperto il sapore nuovo di una trentina di franchi tiratori, ieri mattina si è aggiunto un nuovo fallaccio da confusione: su un altro emendamento sulle preferenze, presentato da Futuro nazionale, il governo si è rimesso all’aula e Fdi ha votato circolare agli alleati il suo voto favorevole, come un monito: ma Fi e Lega se ne sono francamente infischiati. Ed è arrivata un’altra sconfitta, clamorosa ed eloquente quanto la prima. I sì sono stati solo 139, i no ben 233. Conti facili da fare: i deputati leghisti e forzisti si sono smarcati. Il vannacciano Edoardo Ziello dichiara di avere le prove: «Quando è stato messo al voto l’emendamento, abbiamo sentito indicazioni di voto verbali dal banco della Lega con cui si dava l’indicazione di votare contro».