Bexorg ha messo a punto un innovativo sistema di supporto vitale per cervelli prelevati dai cadaveri per testare farmaci contro Alzheimer, Parkinson e Sla di

Se l’intento di R3 Bio era quello di dare vita a «corpi senza cervello», Bexorg (una giovane startup statunitense specializzata nelle biotecnologie) mescola le carte in tavola proponendo un approccio speculare ma altrettanto ambizioso, che strizza l’occhiolino al Frankenstein di Mary Shelley: sperimentare nuovi farmaci per le malattie neurodegenerative (come il Parkinson, l’Alzheimer o la sclerosi laterale amiotrofica) su cervelli prelevati da cadaveri e «mantenuti in vita» attraverso meccanismi omeostatici specifici.

Il processo ricorre infatti a BrainEx, un complesso sistema proprietario di supporto vitale che fa uso di un «polmone artificiale», deputato al pompaggio di sostituti sintetici del sangue, fondamentali per infondere ossigeno al cervello ed evitare così il naturale processo di decomposizione e morte cellulare che segue immediatamente agli ultimi istanti di vita.

Come funziona BrainExI ricercatori sfruttano dunque questa ristretta «finestra vitale» (che ha una durata complessiva di circa 24 ore) per somministrare i farmaci sperimentali e studiarne il loro metabolismo, attraverso un sistema di sensori che registrano l’attività delle cellule e delle proteine cerebrali, oltre che la loro fisiologia. Passato il termine ultimo, l’organo viene dunque sezionato in centinaia di pezzi per essere esaminato nel dettaglio a livello microscopico: la stessa compagnia intende mettere a punto un braccio robotico, con l’obiettivo di esaminare 1600 cervelli all’anno. Come spiega Brendan Parent, non c’è alcuna traccia di attività cognitiva: i cervelli utilizzati per le sperimentazioni sono fondamentalmente privi di attività elettrica coordinata (necessaria allo stato di minima coscienza, per intenderci), ed è la stessa compagnia a prevenire qualsiasi segnale elettrico attraverso l’infusione di Propofol, un farmaco comunemente utilizzato in anestesia generale. Nello specifico, Bexorg ha stretto collaborazioni con alcune organizzazioni per la donazione degli organi, e il riscontro dei famigliari, una volta venuti a conoscenza degli obiettivi della startup, è sempre stato positivo ed entusiasta. Il vero «game changer», in questo caso, è rappresentato dal potenziale passo in avanti rispetto ai modelli murini, utilizzati fino ad oggi nel campo della farmacologia per le sperimentazioni pre-cliniche dei nuovi medicinali: non sempre, infatti, esiste la garanzia che un farmaco che abbia superato la barriera ematoencefalica in un topo, funzioni altrettanto efficacemente su un cervello umano. In futuro, un simile approccio consentirebbe inoltre di ridurre le sperimentazioni animali, che sono sempre più oggetto delle discussioni e controversie del governo statunitense. Nonostante la stessa Bexorg non abbia ancora pubblicato studi scientifici in merito, diverse compagnie hanno già messo alla prova la sua tecnologia per i propri esperimenti: una di queste è Biohaven (azienda farmaceutica attiva negli Stati Uniti), che avrebbe utilizzato 130 cervelli umani per testare alcuni farmaci, tra cui un potenziale trattamento innovativo contro il Parkinson. Al di là della sperimentazione dei nuovi farmaci, come riporta la rivista Science, l’analisi approfondita dei cervelli donati consentirebbe potenzialmente di scoprire nuovi marker dei meccanismi patogenetici alla base di malattie neurodegenerative come l’Alzhemer, utili in ambito clinico per la diagnosi e il monitoraggio.