“Vi fu data la scelta tra guerra e disonore. Avete scelto il disonore, e avrete la guerra”. Winston Churchill pronunciò queste parole il 5 ottobre 1938, all’indomani dell’Accordo di Monaco, condannando la politica di appeasement adottata dal governo britannico. Quasi novant’anni dopo, il contesto giuridico è completamente cambiato. Il dilemma di fondo no. Le concessioni offerte in risposta alla coercizione possono ridurre le tensioni immediate, ma non eliminano necessariamente l’incentivo a continuare a esercitare pressione.

I recenti sviluppi nelle relazioni commerciali transatlantiche illustrano questo dilemma. Gli Stati Uniti hanno progressivamente trasformato i dazi da strumenti di politica commerciale in strumenti di negoziazione geopolitica. Anziché perseguire gli obiettivi tradizionalmente riconosciuti dal diritto dell’OMC — tra cui il contrasto alle pratiche commerciali sleali e la protezione della salute pubblica, dell’ambiente e della sicurezza nazionale — i dazi sono sempre più utilizzati per promuovere obiettivi strategici più ampi, inclusi la sicurezza economica, la politica industriale, la resilienza delle catene di approvvigionamento e la leva geopolitica.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump (a destra) e la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (a sinistra) parlano alla stampa dopo l'accordo sui dazi