Certo, se a dirci che sui dazi Usa in fondo ci possiamo accontentare Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. La prima è quella che ha firmato l’accordo, la seconda è quella che ogni giorno viene accusata di aver fregato l’Italia per compiacere al suo amico Donald Trump.
Ma se a invitare alla calma sono quelle imprese che con le nuove tariffe doganali dovranno fare i conti, forse, vale la pena dargli retta. Intanto, ha spiegato Emanuele Orsini, «con la formalizzazione dell’accordo Usa-Ue siamo finalmente a un punto fermo. Si ha la certezza che siamo al 15% anche su settori come il farmaco e l’automotive». Ora, va detto che il presidente di Confindustria, pur essendo preoccupato per il nuovo scenario, è stato uno dei pochi a mettere sempre in guardia dai rischi ben peggiori di una guerra commerciale con gli Stati Uniti. Per carità, anche Viale dell’Astronomia, come gran parte delle associazioni che rappresentano le categorie produttive, si è lanciata senza troppi problemi nel circo delle stime un tanto al chilo, inseguendo gli annunci di Trump con accurate liste della spesa. salvo scoprire, poi, che ogni ufficio studi aveva la sua, ovviamente diversa dalle altre.







