Neville Chamberlain, dopo aver firmato nel settembre del 1938 il Patto di Monaco con Adolf Hitler, disse: «È tornata dalla Germania a Downing Street una pace con onore. Credo che sia pace per il nostro tempo». Non vi fu né onore né pace, solo quella che Winston Churchill frustò con queste parole: «Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra». Ottantotto anni dopo, le parole della sinistra italiana sull’attacco di Stati Uniti e Israele contro il regime iraniano sono la vergogna del nostro tempo.

Elly Schlein e Giuseppe Conte (con il duetto di complemento Bonelli-Fratoianni) ieri hanno offerto uno spettacolo indecente. Con loro, non a caso, c’è anche il generale in vestaglia, Roberto Vannacci, che si trasforma in difensore dell’Iran e accusatore degli Stati Uniti per dare una mano al Cremlino.

Cabaret. Cosa dice Schlein? «Siamo tutti convinti che il regime teocratico dell’Iran non possa sviluppare un’arma nucleare, ma il modo per impedirlo non sono i bombardamenti e la guerra, è la via negoziale e diplomatica». Davvero? La partita atomica tra Stati Uniti e Iran comincia con lo Scià Reza Pahlavi nel 1957, il presidente americano era Dwight D. Eisenhower, aveva un piano chiamato «Atoms for Peace» e i rapporti furono di cooperazione fino al 1979, l’anno della Rivoluzione Islamica di Ruhollah Khomeini che spezzò le relazioni tra Teheran e Washington. Da quel momento l’Iran cambia il suo status, una monarchia filo-occidentale diventa una sanguinaria teocrazia islamica anti-occidentale. Schlein non conosce né il passato né il presente.