Due frasi celebri, in diverso modo e in diversi ambienti scaturite, mi son venute alla mente quando le news dell’alba mi hanno annunciato che si stava alacremente lavorando per un compromesso tra Iran, Usa e Israele. La prima è, ed era, aulica e così suona: «La follia, mio signore, del mondo si è impadronita» e la seconda, assai meno aulica, ma altrettanto tragica, così suona: «Via i pagliacci dal campo della lotta». La prima, attualissima e di immediata comprensione nei tempi di Trump è dello Shakespeare della “Dodicesima notte”; la seconda, meno nota e meno aulica, era di Togliatti, il quale si riferiva al Giannini dell’Uomo Qualunque e ai dilettanti che già allora, oggi governano solo i partiti, ma non ancora - come invece oggi - gli Stati, con pericoli immensi per la pace e la sicurezza non solo energetica... Decisiva è stata la mediazione pakistana, che così diminuisce il peso relativo nel prolungamento di potenza nelle trattative di tregua che via via veniva e viene assumendo l’India, il vero protagonista del cambiamento nel Grande Medio Oriente.

Sì, con il Patto di Abramo, se si raggiungerà l’accordo con la ripresa dei traffici, saranno queste le medie potenze che costruiranno l’anello di sicurezza e che medieranno tra l’Iran, le nazioni del Golfo e Israele, con la Turchia che si vedrà moderate le sue pulsioni neo-ottomane. Va considerato, poi, il peso del Vietnam, principe della strategia militare e nazione in grande slancio economico e destinata al ruolo di cerniera tra Golfo e Indo Pacifico, complicando il gioco di potenza in quell’area e rafforzando il fronte anti-cinese, come è tipico della millenaria storia vietnamita, sempre vittoriosa contro Pechino.