«È un rebus, incartato in un mistero, avvolto in un enigma»: così si grattava la testa Winston Churchill, cercando di capire le intenzioni della Russia. “Si parva licet”, potremmo dire la stessa cosa per le reazioni delle Borse mondiali alla sciagurata guerra commerciale Usa verso il resto del mondo.

Una guerra commerciale scatenata dal presidente americano con i dazi “tous azimuts”. Certamente, una spiegazione per i record storici dei mercati azionari potrebbe essere nell’avvento della Intelligenza Artificiale (IA), un’innovazione che è stata comparata con l’adozione della macchina a vapore prima, dell’elettricità dopo, della telefonia poi, delle materie plastiche indi e dell’informatica infine. Siamo agli inizi di questa sesta ondata di innovazioni, e non è ancora chiaro come si andrà dispiegando. Ma si sa, le Borse vedono prima degli altri «quel che’l tempo seco adduce», sono molto brave a trasformare le speranze in oro sonante, ad anticipare i raccolti…, e questo tuffo nel futuro può spiegare l’allegrezza (l’euforia?) delle quotazioni.

Le mosse di Trump e il movente economico

Ma il “rebus-mistero-enigma” è un altro, e sta nella diversa performance fra chi brandisce il randello (dei dazi) e chi ne è colpito. Come si vede dal Grafico 1, le Borse dei Paesi colpiti dai dazi (indice MSCI World escluso USA) sono andate crescendo, a partire dall’ottobre 2024 (il mese prima dell’elezione di Trump) più del Paese che ha colpito. Ci si sarebbe aspettati il contrario, dati i proclami di Trump (la “pacchia” è finita per chi si approfittava di noi, l’economia americana avrà un boom mai visto prima…) e i problemi dei Paesi “daziati” (cioè mazzolati), costretti a umilianti negoziati per supplicare randellate meno cocenti. E in effetti nel primo periodo, subito dopo l’elezione di novembre 2024 e fino all’insediamento di fine gennaio, le Borse, in piena luna di miele col neo-Presidente, premiavano l’America. Ma il vento cambiò presto. Il Grafico 2 entra più nei particolari, e mostra gli andamenti degli indici azionari (tradotti in dollari per eliminare l’effetto cambio) per Wall Street (S&P500), la Germania (Dax), l’Eurozona (Euro 50), l’Italia (MIB), la Cina (SSE) e, di nuovo, il resto del mondo (MSCI World ex US).