Winston Churchill nel 1939 disse che «la Russia è un rebus avvolto in un mistero che sta dentro un enigma»; George Kennan nel 1947 scrisse per Foreign Affairs un articolo passato alla storia firmato da “X” che delineava la dottrina del “containment” sotto il titolo “Le fonti del comportamento sovietico”; Henry Kissinger nel 1957 pubblicò un libro fondamentale (il primo di una lunga serie) intitolato “Armi nucleari e politica estera”, un testo che in questi giorni appare profetico come quello di Kennan e la frase di Churchill.

Il periodo temporale è quello seguente alla chiusura della Seconda guerra mondiale e all’apertura della Guerra Fredda, ottant’anni fa cominciava la lunga partita a scacchi con Mosca e oggi scopriamo che non è mai finita. La bomba atomica ha cambiato tutte le regole del gioco, le armate di Stalin che andavano a morire a milioni sono state sostituite dal plutonio e dai missili che lo trasportano, tutti i concetti della strategia dopo l’esplosione di Hiroshima e Nagasaki e l’acquisizione della capacità nucleare da parte di Mosca sono cambiati. Gli Stati Uniti e l’Europa hanno a che fare con questo nemico che ieri aveva il volto di Stalin e oggi ha quello della sfinge di Putin: imprevedibile, imperscrutabile, impressionante.