Sarà stata pure inconcepibile, ma Winston Churchill ci pensò eccome. L’Operazione Unthinkable nel luglio 1945 doveva rovesciare l’alleanza antihitleriana e ricacciare Stalin fuori dall’Europa occupata dall’Armata Rossa. Il premier diede ordine agli strateghi britannici di preparare i piani operativi per neutralizzare l’Unione Sovietica o attraverso «l’occupazione di aree della Russia metropolitana tali che la capacità bellica del Paese sarebbe ridotta al punto da rendere impossibile un’ulteriore resistenza», oppure infliggendo «una sconfitta così decisiva alle forze russe sul campo da rendere impossibile all’Urss continuare la guerra».

Le linee salienti sono contenute nel rapporto del 22 maggio 1945 (National Archives, rif. cat. CAB 120/691, desegretato nel 1998) dei leader militari britannici a Churchill sulle possibilità di un attacco a sorpresa contro Stalin. Il primo ministro aveva ipotizzato persino l’utilizzo dei soldati tedeschi, da attingere dalla massa di prigionieri di guerra, con i quali ricostituire una decina di divisioni efficienti, facendo tesoro della loro esperienza e degli errori compiuti dalla Wehrmacht nell’Operazione Barbarossa.

Lo scenario, ritenuto per lungo tempo fantascientifico, fu effettivamente studiato ed elaborato dal Gabinetto di guerra britannico. In quel momento l’Armata Rossa disponeva in Europa Centrale di una superiorità di uno a tre, cosa che agli Alleati rendeva praticamente impossibile conseguire una vittoria decisiva: «Sebbene l’organizzazione alleata sia migliore, l’equipaggiamento leggermente migliore e il morale più alto, i russi si sono dimostrati formidabili avversari dei tedeschi. Hanno comandanti competenti, equipaggiamento adeguato e un’organizzazione che, sebbene forse inferiore ai nostri standard, ha superato la prova. D’altra parte, solo circa un terzo delle loro divisioni è di alto livello, mentre le altre sono considerevolmente inferiori e con una mobilità complessiva ben al di sotto di quella alleata».