Una conferenza internazionale per salvare l’Europa dalla guerra, con l’Italia protagonista. Alla fine di agosto del 1939 era questa l’ultima carta da giocare per disinnescare la crisi tedesco-polacca. Il mondo, però, non conosce i contenuti del protocollo segreto del Patto Ribbentrop-Molotov firmato a Mosca il 23, con la spartizione della Polonia, della Finlandia e degli Stati baltici concordata da Hitler e Stalin. Era il punto di non ritorno, anche se la diplomazia si illuse di poter impedire un nuovo conflitto mondiale. L’ambasciatore italiano a Parigi, Raffaele Guariglia, sondando il ministro degli affari esteri francese Georges Bonnet, aveva colto segnali di apertura su un eventuale intervento come mediatore di Benito Mussolini.

Mancano pochi minuti alla mezzanotte del 30 agosto quando il ministro degli esteri Galeazzo Ciano convoca l’ambasciatore francese a Roma, André François-Poncet, per informarlo che Mussolini vuole porre sul tavolo della diplomazia internazionale la proposta di una conferenza per discutere sulle disposizioni del trattato di Versailles che avevano originato le rivendicazioni tedesche sulla Polonia. Le Potenze coinvolte saranno Francia, Germania, Gran Bretagna e Italia: le stesse della Conferenza di Monaco che aveva segnato il destino della Cecoslovacchia, con la stessa assurda filosofia di tenere fuori dalle trattative il Paese che più aveva da perdere dalle decisioni che sarebbero state assunte. L’incontro sarebbe stato fissato per il 5 settembre a San Remo.