L’ultima volta che quel preciso fazzoletto di terra del cimitero di Musocco, il Monumentale di Milano, era stata smosso, era il 30 aprile 1945. La guerra era agli sgoccioli ma in Italia c’era già stata la resa dei conti culminata con l’orgia catartica al distributore di benzina di piazzale Loreto a Milano. È la notte tra il 22 e il 23 aprile 1946. Tre ombre scivolano furtive e si dirigono verso una tomba anonima, la numero 384 del campo 16. È un rettangolo senza nome e senza croce: lì è stato inumato in segreto Benito Mussolini, su ordine del prefetto e per direttiva di Alci de De Gasperi.
Quel gruppetto è capitanato da un ventiseienne, Domenico Leccisi, fascista convinto e ammiratore del duce, fondatore del Partito democratico fascista assieme a Mauro Rana e Domenico Parozzi che partecipano all’impresa. Scavano con vanghe e picconi, fino ad arrivare a una cassa. La scoperchiano e puntano una lampada verso l’interno, dove riconoscono il cadavere nudo e decomposto di Mussolini. Nonostante il fetore lo avvolgono in un telo e lo depongono su una carriola e vanno via indisturbati.
VILLA MUSSOLINI, CLAMOROSO A RICCIONE: CHI LA COMPRA PER 1,2 MILIONI DI EURO
L'amministrazione comunale di Riccione, provincia di Rimini, chiude l'accordo con la Fondazione Cassa di risparm...














