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Per lo Zar il compromesso è l'accettazione "sic et simpliciter" dei confini che vuole il Cremlino, lo status dell'Ucraina può essere quello che disegna la Russia, le garanzie e le alleanze di Kiev possono essere solo quelle che vanno a genio a lui

C'è una caratteristica che contraddistingue tutti gli autocrati: parlare per diktat. Di questa pratica Vladimir Putin è il principe inarrivabile. Utilizza contro l'Ucraina armi cinesi e iraniane. Eppure giocando con gli ultimatum e le minacce riesce ad evitare che Kiev usi missili occidentali contro obiettivi in territorio russo. Manda al macello soldati nord-coreani ma non tollera che ci siano soldati di Paesi Nato stanziati in Ucraina neppure come garanzia in tempo di pace. Per lo Zar il compromesso è l'accettazione "sic et simpliciter" dei confini che vuole il Cremlino, lo status dell'Ucraina può essere quello che disegna la Russia, le garanzie e le alleanze di Kiev possono essere solo quelle che vanno a genio a lui. Addirittura nella sua mente l'unica città adatta per un incontro con Zelensky è Mosca, cioè quel luogo ameno e tranquillo dove ogni tanto un oligarca finito nel cono d'ombra cade dalla finestra di un palazzo o un dissidente riceve a casa un biglietto di sola andata per la Siberia.