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Lo Zar: "Pronti a discutere la proposta americana, i territori punto chiave nei negoziati". Poi avvisa l'Europa sugli asset congelati: "No al furto dei beni russi, pronti a ritorsioni"
Quando la diplomazia inciampa, spesso è perché qualcuno ha cominciato a correre troppo. E ieri, da Bishkek, Vladimir Putin ha premuto forte sull'acceleratore del suo racconto politico e militare, offrendo al mondo un mosaico di dichiarazioni in cui segnali di apertura e minacce si intrecciano senza soluzione di continuità. Il presidente russo definisce la bozza di pace discussa a Ginevra "una possibile base per accordi futuri". Un'apertura solo apparente: "In generale concordiamo", dice, precisando però che molti punti vanno chiariti e che gli Stati Uniti avrebbero iniziato a considerare le richieste di Mosca. "Li aspettiamo a Mosca nella prima metà della prossima settimana e valuteremo". Un messaggio calibrato per mostrarsi dialogante senza cedere sulla sostanza. Da notare che l'inviato speciale Usa Witkoff si recherà a Mosca per incontrare Putin, mentre il segretario all'Esercito Driscoll andrà a Kiev da Zelensky.






