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Lo Zar parla al Paese, alle spalle una mappa della Russia con Donbass e Crimea. L'"offerta" sul post Zelensky, il ritorno agli accordi di Anchorage e l'asse con gli Usa

Un orso russo in piena forma nonostante i terribili costi umani ed economici del conflitto ucraino. Un orso sorretto da un'economia di guerra che negli ultimi tre anni ha visto una crescita del Pil del 9,7 per cento e permette, grazie "alle oltre 400mila persone arruolate l'anno scorso" di schierare in prima linea 700mila militari. Ma un orso in fondo ragionevole, ansioso di "vivere in pace il prossimo anno". E pronto a mettere in atto le proposte per il cessate il fuoco "discusse con Trump ad Anchorage" quando "abbiamo concordato e praticamente accettato le proposte del presidente". Continuano a chiamarla "Itogi Goda" (Risultati dell'anno), ma tutti sanno che la tradizionale conferenza stampa di fine anno serve in verità a Vladimir Putin per presentare i programmi dei successivi dodici mesi. In quest'ottica, le prospettive non sembrano del tutto negative. Nelle parole del capo del Cremlino il 2026 è l'anno che "potrebbe portare alla fine della guerra". Anche se le condizioni per arrivarci consistono nel dar ascolto alle richieste russe e nel confidare nella mediazione di Donald Trump.