Al Processo per le presunte estorsioni aggravate a diverse aziende a Vibo, la Corte d’Appello ha dichiara inammissibile l’appello della Dda di Catanzaro confermando quasi tutte le assoluzioni del primo grado
VIBO VALENTIA – Nuovo stop per la Dda di Catanzaro davanti alla Corte d’Appello dopo che la Terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro ha infatti dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla Procura distrettuale contro gran parte delle assoluzioni pronunciate dal Tribunale di Vibo Valentia a luglio 2025 nel processo relativo a presunte estorsioni aggravate dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore Gregorio Farfaglia.
La decisione è stata adottata nel corso dell’udienza odierna dal collegio composto dal presidente Battaglia e dai giudici Fontanazza e Giglio, accogliendo l’eccezione preliminare sollevata dagli avvocati Francesco Sabatino e Walter Franzè.
VARIE ESTORSIONI CONTESTATE AGLI IMPUTATI
Il procedimento riguardava Domenico Macrì, Michele Manco, Salvatore Morelli, Gregorio Ruffa, Domenico Serra, Francesco Antonio Pardea e Andrea Mantella, imputati, a vario titolo, per diverse ipotesi di estorsione aggravata dal metodo mafioso ad aziende impegnate nella raccolta dei rifiuti a Vibo e nel cantiere del per la costruzione nuovo ospedale del capoluogo. Michele Manco rispondeva inoltre dell’accusa di associazione mafiosa e di sette tentate estorsioni, venendo assolto in primo grado dalla quasi totalità delle contestazioni e rimediando una condanna a 6 anni a fronte dei 21 chiesti dalla Dda.








