Classe 1997, giornalista per professione, cacciatore di emozioni per passione. Specializzato nel settore sportivo, cerco di raccontare le storie di chi viene r…
Ci sono sconfitte che chiudono una porta e altre che obbligano a cambiare strada. Per Michele Sarzilla la mancata convocazione alle Olimpiadi di Parigi 2024 è stata entrambe le cose: la fine di un inseguimento durato sei anni, ma anche l’inizio di una nuova sfida. Quella più estrema. Il triathleta di Seriate, dopo aver sfiorato il sogno a cinque cerchi, ha scelto di cambiare distanza e di misurarsi con l’Ironman, la prova regina del triathlon: 3,8 chilometri di nuoto, 180 in bicicletta e una maratona finale. Una gara che non premia soltanto la preparazione fisica, ma soprattutto la capacità di resistere quando il corpo chiede di fermarsi. «Dopo Parigi abbiamo cambiato completamente progetto», racconta Sarzilla. E oggi il suo nuovo obiettivo si chiama Kona, l’isola delle Hawaii dove ogni anno si disputa il Campionato del Mondo Ironman. «L’Ironman è la distanza più lunga del triathlon, disciplina composta da tre prove consecutive: nuoto, ciclismo e corsa. Questa distanza è quella con cui il triathlon è nato negli anni Settanta alle Hawaii, sull’isola di Kona, dove ancora oggi si disputa il Campionato del Mondo. La gara consiste in 3.800 metri di nuoto, 180 chilometri in bicicletta e una maratona finale di 42,195 chilometri - racconta il 37enne di Seriate -. Fino a due anni fa praticavo il triathlon sulle distanze più corte, nate successivamente per rendere questo sport più spettacolare e televisivo. L’Ironman resta la distanza regina, ma una gara di circa otto ore è difficile da seguire in televisione. Per questo sono state introdotte distanze più brevi, tra cui quella olimpica, entrata nel programma dei Giochi a partire da Sydney 2000». L’avvicinamento alla disciplina del triathlon è stato un percorso graduale per Sarzilla, fino a comprendere che questa passione poteva trasformarsi in un vero e proprio lavoro. La strada verso il professionismo non è stata immediata: Sarzilla è arrivato al triathlon quasi per caso, lo ha abbandonato per alcuni anni e poi lo ha riscoperto trasformando una passione in una professione. «Ho iniziato a praticare triathlon nel 2007. Dopo pochi mesi ho smesso e ho viaggiato per il mondo facendo tutt’altro. Ho riscoperto questo sport nel 2012 e l’ho portato avanti come una passione fino al 2017, quando ho capito che poteva diventare il mio lavoro – prosegue l’atleta orobico - Ho lasciato il mio impiego e ho deciso di investire completamente su me stesso e su questa disciplina. Nel 2024 ero il primo italiano nel ranking olimpico e avevo conquistato la qualificazione per Parigi. La mancata convocazione è stata una delusione difficile da accettare, ma mi ha costretto a guardare avanti e a costruire un nuovo percorso, puntando sull’Ironman. In questo circuito non esistono convocazioni federali: ogni atleta è libero di scegliere il proprio percorso, la propria squadra e i propri obiettivi. Devo dire che oggi sto molto meglio, anche perché non devo più confrontarmi le dinamiche federali».










